lunedì 1 luglio 2024

Intervista al prof. Luigi Ricotta sul Carnevale di Termini Imerese

MadonieLive, 17 settembre 2012

Il Prof. Luigi Ricotta è da annoverare nelle memorie storiche del Carnevale di Termini Imerese (PA) come il primo studioso a rendere noto in modo scientifico la storia del Carnevale Termitano. La Tesi di Laurea inedita, reca il titolo “Aspetti del Folklore di Termini Imerese” e fu discussa dal Ricotta sotto la sapiente guida del Relatore prof. Giuseppe Cocchiara, presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Palermo nell’anno accademico 1956-1957.

La Tesi raccoglie in una particolare sezione i punti fondamentali che caratterizzano l’importante manifestazione carnascialesca termitana.

A rendere più rilevante questo studio è stata la guida del suo relatore, il noto antropologo ed etnologo italiano Giuseppe Cocchiara (1904-1965) discepolo di Giuseppe Pitrè (1841-1916) che fu il creatore della scienza sul folclore Italiano, in particolar modo quello siciliano.

Luigi Ricotta è anche noto nel campo delle ricerche sul folclore per essere stato l’ideatore del “Censimento delle tradizioni orali” attraverso il “Metodo capillare” per la raccolta delle tradizioni orali, canti e racconti popolari siciliani da inserire in un “Archivio delle tradizioni orali”.

Tale metodologia di ricerca, realizzata dopo un primo esperimento nel 1969 e messo a punto l’anno successivo con la collaborazione degli insegnanti di Lettere della Scuola Media “Cocchiara” di Borgo Nuovo (PA) e dai loro alunni ebbe un largo e positivo consenso da parte di esimi studiosi quali: Paolo Toschi, Vittorio Santoli, Giorgio Nataletti, Giovan Battista Bronzini, Carmelina Naselli e Giorgio Piccitto. Al Prof. Luigi Ricotta rivolgiamo alcune domande sulla storia del Carnevale Termitano.

Professore Ricotta, innanzitutto grazie per averci concesso l’intervista, e non possiamo che parlare di Carnevale giacché Lei è stato il “Decano” della storia del Carnevale di Termini Imerese descrivendola scientificamente in una sezione della sua Tesi di Laurea dal titolo “Aspetti del Folklore di Termini Imerese”, Tesi di Laurea depositata presso la Biblioteca “Liciniana” della stessa città a cui numerosi studiosi hanno attinto per le loro ricerche. Le chiediamo per prima cosa che ricordi ha della sua infanzia e adolescenza intorno a questa storica manifestazione? E inoltre se c’è un’annata del Carnevale Termitano che ricorda particolarmente?

«Io sono nato a Termini Imerese nel 1934. Tutto quello che ho scritto e conosciuto del Carnevale di Termini nella mia adolescenza, riguarda gli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, cioè dal 1944 in poi.

Nell’anno scolastico 1942-1943 le scuole furono chiuse già nel primo trimestre per i fatti di guerra: nel luglio del 1943 conobbi i bombardamenti di Termini, le navi affondate, le case distrutte, i morti sotto le macerie e, per due volte, rimasi vivo per miracolo.

Non ricordo esattamente in quale anno dopo la guerra ricominciarono le sfilate dei carri allegorici col “Nannu e la Nanna”. Una cosa è certa: che la fine della guerra portò negli animi un vivo desiderio di dimenticare le tristezze della guerra e di riappropriarsi della gioia di vivere.

Pertanto, dopo l’Epifania del 1944 tornarono a vedersi per le strade ragazzi mascherati, fuareddi, assicutafimmini (n.d.R. petardi), scherzi con tante risate, qualche carretto con mascherati sopra, ma le sfilate con carri allegorici ricominciarono alcuni anni dopo. Anche perché i locali della Caserma La Masa, dove si costruivano i carri, furono usati, ancora per altri anni, come campo profughi».

Qual è l’origine del termine Carnevale?

«L’origine del termine Carnevale deriva da carne levare (n.d.R. togliere la carne) perché dopo questo periodo di allegria comincia l’astinenza penitenziale dalle carni per l’inizio della Quaresima.

Ci parli dei personaggi basilari del Carnevale di Termini Imerese “U Nannu” (nonno) e a Nanna (Nonna). Chi sono questi due simpatici protagonisti? E cosa rappresentano nella simbologia carnevalesca questi vegliardi personaggi con la loro mimica, le loro espressioni gestuali e nel loro tipico abbigliamento?

Il Nannu è il personaggio fondamentale, colui che in Sicilia personifica il Carnevale stesso e che, nel significato originario, non è altro che l’anno che muore (anticamente, infatti, coincideva col Capodanno).

La sua morte, a dire del folclorista Paolo Toschi, “intende eliminare il vecchio e il male, tutto ciò che nell’anno che finisce in quel momento e in quel modo, è rimasto senza forza produttiva se si è caricato di malanni e di colpe”.

Ecco perché in Sicilia esso è personificato in un vecchio: il Nannu. Infatti, citando ancora il Toschi, “nella mentalità primitiva e popolare opera l’idea che si può eliminare il male trasferendolo sopra un oggetto, sopra una bestia, sopra una persona umana, e anzi in essa concentrando tutti i mali della comunità; così basta sopprimere o allontanare questo qualcuno o qualcosa su cui si sono accumulati i mali di tutti, e l’intero popolo diventa puro e sano”.

Il vecchio “Nonno che viene bruciato è dunque quello che per i Romani era Veturio Mamurio, il Re dei Saturnali, il vecchio dio dei raccolti che veniva scacciato perché ormai non più valido per la crescita dei nuovi, ed è il capro espiatorio, l’agnus qui tollit peccata (n.d.R. l’agnello che toglie i peccati) del piccolo mondo paesano».

Che cosa rappresenta simbolicamente la figura della Nanna? Lei pensa che la figura della Nanna sia un prodotto locale che riguarda soltanto la città di Termini Imerese?

«Accanto al personaggio del Nannu troviamo la Nanna. Essa non rappresenta la Quaresima, ma la moglie del Nannu, quindi nessun contrasto avviene a Termini tra questi due personaggi, che, anzi, vanno assai bene d’accordo e si fanno anche carezze».

Professore, la figura del Nannu è esclusiva del Carnevale termitano?

«La figura del Nannu, altrove viene impersonificata in un orso, come nel Friuli, in un tacchino, come nel Monferrato, ed anche in un semplice fascio di paglia, come in alcuni paesi della Lombardia».

L’etnologo Giuseppe Pitrè (1841-1916) ritiene che la figura della Nanna sia stata aggiunta in tempi successivi a quella più antica del Nannu; mentre il folclorista Paolo Toschi (1893-1974) sostiene che la figura femminile della Nanna non è recente ed è largamente diffusa negli altri Carnevali. Qual è la sua opinione?

«L’etnologo Giuseppe Pitrè, considera la maschera della Nanna come un fatto isolato, capriccioso, non tradizionale, una recente “creazione di cattivo gusto che in Sicilia non ha nessun fondamento”.

Non è di questo parere il folclorista Paolo Toschi, il quale dimostra anzitutto che la presenza di un personaggio femminile accanto al Carnevale è diffusa su vasta area, e poi conclude che “moglie, antagonista o alter ego femminile del Carnevale, la Vecchia ha importanza non meno del Carnevale stesso”.

A tale scopo il Toschi, fra le molteplici forme in cui questa Vecchia è rappresentata nelle varie Regioni, distingue due tipi fondamentali: la Vecchia magra e allampanata, che s’identifica con la Quaresima, e quella gigantesca, adorna e ripiena di frutta e di salsicce, che ha quindi un significato propiziatorio di fecondità e di abbondanza, accostandosi alla figura della Befana.

In questi due tipi fondamentali il Toschi scorge i due principali aspetti del rito: quello di eliminazione del male, col segnare o bruciare il fantoccio, e quella di propiziazione della fecondità e dell’abbondanza, con la distribuzione di arance, nocciole, confetti, monete ecc.; ma il popolo non bada a queste sottigliezze. Per esso la Nanna è un personaggio simpatico non meno del suo rubicondo marito.

Del resto il Carnevale, nella sua continua evoluzione attraverso il tempo, ha perduto del tutto il significato di un rito propiziatorio e null’altro vuol essere se non una lieta parentesi di spensieratezza nel fluire monotono dell’esistenza quotidiana. Ma dell’antico Carnevale, oltre alle maschere, resta ancora il senso di pazza allegria, lo scherzo e, soprattutto, la satira, nella quale consiste, secondo me, uno dei significati più positivi del Carnevale.

La società ride di se stessa mediante le maschere, prende in giro se stessa con gli scherzi, infine confessa le proprie colpe e manchevolezze, quando lo fa, mediante il testamento.

Il Testamento, a mio giudizio, ha un valore fondamentale nel Carnevale, alimenta il gusto e le capacità creative della poesia satirica in vernacolo, castigat ridendo mores (n.d.R. corregge i costumi ridendo) e, pungolando vizi e manchevolezze, contribuisce a formare un costume democratico. E’ bene, pertanto, che se ne continui la tradizione e che si conservino i testi nelle biblioteche».

Lei nella sua Tesi di Laurea parla di quattro elementi essenziali che compongono il Carnevale di Termini Imerese, può descriverceli?

«Esaminando il Carnevale di Termini quale ci si presenta nei suoi aspetti tradizionali, notiamo che quattro sono gli elementi essenziali che lo compongono: il Nannu, la sfilata delle maschere, il testamento del Nannu, la morte del Nannu per bruciamento.

Da tali elementi possiamo dedurre l’importanza di questo Carnevale, non tanto per l’apparato scenografico che lo caratterizza, quanto per il contributo che esso ancora può dare agli studiosi del Carnevale italiano.

Infatti, tutti e quattro gli elementi suddetti, oltre a quelli secondari, servono a testimoniare ancor meglio il carattere originario del Carnevale il quale, come hanno messo in luce gli antropologi James Frazer (1854-1941) e Arnold van Gennep (1873-1957), il folclorista Paolo Toschi e vari altri studiosi, risale ad antichissimi riti pagani di rinnovamento.

Circa le origini delle maschere, l’unica cosa certa e che sono state acquistate dal compianto Cav. Agostino La Rocca e attualmente custodite dagli eredi, escludendo gli apologhi che circolano in merito a queste due maschere, Lei ha delle notizie attendibili riguardo la loro origine?

Quando ho fatto la mia Tesi molti documenti sul Carnevale di Termini (alcuni Testamenti del Nannu in versi vernacoli e le stesse maschere del Nannu e della Nanna che ho potuto fotografare in Corso Vittorio Amedeo poste su un tavolinetto) mi sono stati messi a disposizione dal signor Ignazio Casamento che li teneva a casa sua.

Quanto all’origine di queste due maschere non ho notizie certe; però se il prof. Giuseppe Navarra, molto più anziano di me, affermava che sono state costruite da un falegname di Termini, che le ha tenute esposte nel suo laboratorio di falegnameria nel Corso Umberto e Margherita, è probabile che le cose stiano proprio così».

Nel libro del Prof. Giuseppe Navarra “Termini com’era” editrice GASM, 2000, riguardo al Carnevale di Termini Imerese si parla dei giorni antecedenti alla festa, i famosi quattro Giovedì, l’ultima Domenica e il gran finale del Martedì grasso. Ci dia una descrizione di quegli anni.

«Io non ho letto il libro “Termini com’era” del prof. Giuseppe Navarra, mio carissimo professore d’inglese, se riesco a trovarlo, lo leggerò volentieri. Pertanto non so nulla dei quattro giovedì precedenti il Carnevale.

Quando nel 1956 ho fatto la mia tesi nessuno degli anziani che ho intervistato, me ne aveva parlato. Erano usanze già in disuso.

Ne ho avuta notizia solo leggendo l’articolo di Franco Amodeo sul Giornale di Sicilia del 1988, che li riporta citando i ricordi del prof. Navarra. Comunque ha fatto bene il prof. Navarra a scrivere i suoi ricordi delle antiche tradizioni pre-carnevalesche di anteguerra a Termini, arricchendo quanto io non avevo saputo. E ha fatto bene l’amico Franco Amodeo a parlarne nel suo articolo».

Professore, un’ultima domanda, prima di questa intervista ha pubblicato qualcosa in tema di Carnevale, sul folklore siciliano oppure su altri temi?

«Sul Carnevale di Termini, oltre a quanto scritto sulla mia Tesi, non ho pubblicato più nulla. Sul folklore siciliano e su altri temi ho scritto molti articoli e libri. Altri ne sto scrivendo.

Per le foto sul Carnevale di Termini Imerese nel dopoguerra si ringrazia il sig. Antonino Surdi Chiappone.

Inoltre si ringrazia il prof. Luigi Ricotta per averci concesso la foto che lo ritrae nel giorno della sua Laurea mentre espone la Tesi davanti al suo relatore prof. Giuseppe Cocchiara».

Foto di copertina: Luigi Ricotta mentre espone la Tesi davanti al suo relatore prof. Giuseppe Cocchiara. 

Giuseppe Longo 

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Vincenzo Favara: l’ironia e l’intraprendenza a servizio della Pro Loco di Termini Imerese

MadonieLive, 26 giugno 2012

Ho avuto la fortuna di conoscere il Cav. Vincenzo Favara (nella foto) (1938-2005) nella sua fase di grande exploit, prima del progressivo ritiro dal “palcoscenico” della Pro Loco Termini Imerese per motivi di salute. Vincenzo Favara era un personaggio colto, eclettico, pronto alla battuta e dotato da uno stile espressivo del tutto personale. 

Fece parte per diversi anni del Consiglio di Amministrazione della locale Pro Termini, rivestendone ininterrottamente la carica di Presidente dal 1988 al 1994. In questi anni seppe governarla non solo formulando discorsi, ma anche con l’ausilio di un notevole numero di missive che inviava alle amministrazioni, alle personalità politiche, agli enti e alle associazioni al fine di far conoscere i disagi in cui versava la Città, inoltre per esprimere solidarietà di ogni sorta o inviare auguri di ogni genere.

Era un grafomane nato o meglio come lui stesso mi proferiva “sono logorroico, non posso farci nulla è un fattore congenito”. L’oggetto delle missive era tra le più varie: dalla sistemazione area a verde nelle principali arterie della Città di Termini, alla segnalazione di cartelloni abusivi, dall’istituzione di Comitati Organizzatori per il Carnevale, dai progetti di valorizzazione della Città, dalle lettere di protesta per la deturpazione di certi scorci panoramici, insomma tutto quanto un’associazione attraverso il suo statuto potesse svolgere; per non parlare poi dei comunicati che a noi soci pervenivano. Una vera e propria mitragliatrice in azione i cui proiettili non erano altro che penna e carta. Costatando che a quell’epoca non era diffusa la rete internet e che non erano ancora evoluti i social network, lascio a Voi immaginare cosa sarebbe stato capace di fare oggi il Presidente Favara con l’uso della rete telematica!. Io a quell’epoca non ci scherzavo neanche, ero un vero fermento soprattutto dopo la fresca nomina a socio della Pro Loco e tengo a precisarlo “senza mai volerne assumerne incarichi particolari”.

All’interno dei locali della Pro Termini (ricavati da quello che rimane degli ambienti absidali dell’ex chiesa di S. Francesco d’Assisi XIII sec.) iniziarono le mie conversazioni con il Cav. Favara su quanti mirabolanti programmi si potevano realizzare in seno all’Associazione e lui ascoltava interessato e per nulla infastidito dalle freschezze delle mie idee. Tra queste sorprendenti progettualità che mi balenarono in mente, due raggiunsero il traguardo, ovviamente grazie all’impegno impugnato dallo stesso Favara. In breve tempo furono realizzate: il Punto Touring allo scopo di far conosce attraverso l’autorevole rivista ufficiale del Touring Club Italiano “Qui Touring”, le potenzialità del nostro territorio e in particolare la città di Termini Imerese.

L’interessante proposta consisteva nel far si che le Pro Loco d’Italia interagissero con TCI istituendo per l’appunto un luogo d’incontro all’interno delle loro sedi per promuovere le iniziative che il TCI esponeva. Il connubio col TCI portava inoltre la Pro Loco a fruire della rivista per approfondire argomenti storici, artistici, folkloristici. La seconda iniziativa prevedeva invece la richiesta della Pro Loco all’Ente I.A.L. (Istituto Addestramento Lavoratori) di Termini Imerese di istituire il “Corso per Addetto alla lavorazione della cartapesta” una vera novità in questo settore, che permetteva di conseguire una qualifica professionale, riconosciuta giuridicamente attraverso un periodo di tirocinio e un esame finale. A tal proposito ho il piacere di riportare quanto scrisse a tal riguardo il Cav. Favara al direttore dell’Ente I.A.L. di quel periodo il geom. Giuseppe Graziano:

 

Spettabile        I.A.L. CISL

 

prot. 60/VF/VF

 

Oggetto: Richiesta istituzione CORSO per ADDETTO ALLA LAVORAZIONE DELLA CARTAPESTA

Premessa

La nostra Città vanta una, possiamo ben dire, quasi secolare tradizione circa, non solo l’organizzazione di sfilate di carri carnascialeschi, ma principalmente della costruzione degli stessi.

Da decenni una folta schiera di abili modellatori della cartapesta hanno realizzato dei capolavori che poi sono sfilati lungo le vie della nostra Città e sono poi andati ad abbellire, in anni successivi, anche altre sfilate nei paesi viciniori del comprensorio, creando i presupposti di un tentativo in industrializzazione del nostro Carnevale stesso.

Considerazioni

Considerato che, per un naturale avvicendamento della vita, sia anche per interessi più remunerativi in altri campi di lavoro, parecchie defezioni dovute a cause diverse, non ultima l’età matura, siano avvenute, si ritiene opportuno non far morire questa nostra tradizione no solo di organizzare le sfilate carnascialesche, ma principalmente di non annullare del tutto questa categoria benemerita di operatori specifici nella realizzazione di manufatti in cartapesta.

Riteniamo, quindi, sia opportuno considerare non molto peregrina l’idea di tentare di andare a formare delle generazioni di giovani che,avendone la volontà, possano inserirsi a pieno titolo in questa, al momento, ristretta cerchia di operatori specifici del settore della lavorazione della cartapesta.

E dobbiamo, anche, considerare che a questi giovani non si offrirebbe solo l’opportunità di costruire dei manufatti in cartapesta finalizzati solo ed esclusivamente al Carnevale, ma si offrirebbe loro delle valide prospettive di lavoro come l’inserimento in fabbriche che lavorano realizzando giocattoli in cartapesta od anche si schiuderebbe la possibilità, in un tempo non molto futuro, potenziandosi ed industrializzandosi il nostro Carnevale, a delle valide e durature opportunità di lavoro tipo, per intenderci Viareggio.

Conclusioni

Alla luce di quando sopra esposto, si fanno voti a che Codesto Spettabile Istituto voglia valutare l’opportunità di istituire un corso specifico per la preparazione e formazione di addetti alla lavorazione della cartapesta, inserendo nel programma di studio non solo e principalmente la manualità operativa della modellatura della creta e del ferro per la costruzione dei calchi attraverso i quali realizzare  la cartapesta, ma anche dei corsi propedeutici di disegno, di vignettistica, di storia del folklore e dei costumi, della tecnica dei movimenti e simili legati alla finalità di formare dei giovani che abbiano così un bagaglio sia tecnico che culturale atto a poterli qualificare come elementi validi ed esperti nel settore specifico.

Scusandoci per la lunghezza della lettera, ma era, a nostro avviso, necessaria, certi che non mancherete di valutare quanto in essa espostoVi, ringraziandoVi per tutto quanto vorrete fare,non  per noi, ma per la Comunità intera, ci è gradita l’occasione per porgerVi distinti saluti.

Il PRESIDENTE

(Cav. Vincenzo Favara)

Questa fu la mia ultima collaborazione da socio della Pro Termini con il Cav. Vincenzo Favara. Le due iniziative precitate fortemente volute da entrambi, continuarono a svolgersi ancora per alcuni anni, in seguito, per motivi che ancora oggi non riesco a interpretare, caddero tutte nell’oblio.

In realtà in virtù di un avvicendamento delle cariche sociali all’interno della locale Pro Loco, avvennero variazioni di tendenza e pertanto, cambiarono gli uomini e finirono nel dimenticatoio alcune idee.  

Si ringrazia per la foto la moglie Isabella Corso

Foto di copertina: Vincenzo Favara

Giuseppe Longo

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Vito Salvo una vita spesa per la “sua” Termini Imerese

MadonieLive, 1 giugno 2012

Il Vice Console di Spagna Cav. Vito Salvo (1896-1983) fu insieme al prof. Salvatore Pedone (Direttore del Qundicinale Eurako) il fondatore dell’Associazione locale “Pro Termini”. Vito  Salvo, compì gli studi primari al Collegio Pennisi di Acireale, in seguito dopo aver frequentato l’Istituto Tecnico di Termini Imerese, conseguì il diploma di Ragioneria nella città di Palermo.

Con lo scoppio della Grande Guerra fu combattente ricoprendo la qualifica di “Autiere” col grado di Caporale. Conclusosi il primo conflitto mondiale, ritornò in patria e insieme al padre Giuseppe, intraprese le attività commerciali d’import-export e della produzione di saponi (Saponificio Salvo).

D’indole intraprendente e dotato di un grande amore per la propria Città, fonda insieme al già citato prof. Pedone, l’Associazione “Pro Termini” con lo scopo di rilanciare il turismo cittadino. La neonata Associazione si occupò soprattutto di promuovere il Carnevale Termitano e inoltre porre all’attenzione dei turisti i Bagni Termali del Grand Hotel di Termini Imerese, tanto decantati dal poeta greco Pindaro nella XII olimpica, in onore di Ergoteles di Imera.  

Nel 1923 fonda insieme al Pedone che ne fu il Direttore Responsabile, il periodico “Eurako”. Il foglio a cadenza quindicinale rimase in vita sino al 1954 circa interessandosi del settore Artistico, Commerciale e Turistico in particolar modo della Città Imerese.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale Vito Salvo incoraggiò lo sviluppo commerciale del Porto di Termini Imerese e fu uno dei fautori della zona industriale. Dal 1933 fino al 1960 circa ricoprirà la carica di Vice Console di Spagna ereditata dallo zio defunto Giuseppe La Scola. 

La carica diplomatica di Vito Salvo si ricollega anche all’importanza del polo marittimo di Termini Imerese e il conseguente notevole flusso di navi battente bandiera spagnola.  A partire dal 1960 circa una volta cessata l’attività industriale saponifera di famiglia si dedicherà totalmente all’Associazione “Pro Termini”.

Dopo una vista spesa nel tentativo di rilancio turistico e commerciale della Città di Termini, morirà tragicamente il 27 gennaio del 1983. Questa figura di uomo innamorato della propria terra natia merita certamente di essere tramandata ai posteri e non finire nel dimenticatoio com’è avvenuto fino ad ora. L’Amministrazione Comunale potrebbe intitolare una via ovvero dedicare all’illustre scomparso la sede dell’attuale Associazione Turistica Pro Termini. 

Giuseppe Longo

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Che Carnevale, quello del 1963! Memorie, nostalgie e rimpianti

MadonieLive, 30 maggio 2012

Il Carnevale del 1963 è ricordato negli annali della Città di Termini Imerese come la più bella manifestazione carnascialesca della Sicilia Occidentale, ricevendo un plauso particolare dall’Ente Provinciale per il Turismo di Palermo che si espresse positivamente al riguardo (e personalmente aggiungo che a quei tempi non era una novità distinguersi nell’arte della cartapesta era naturale per i costruttori dei carri convogliare l’estro fantasioso e la certosina ricercatezza dei particolari costruttivi, tali da rendere fastose le sfilate carnascialesche: d’altronde dopo le parentesi belliche si andava via via costruendo quel clima ilare e giocoso che si era istintivamente perduto, e questo grazie agli organizzatori, ai molti volontari e ai cartapestai locali). 

Le scenografiche manifestazioni del Carnevale di Termini Imerese erano già conosciute dall’Ente Provinciale del Turismo, tanto da definire la kermesse “come la sola preminente della Sicilia Occidentale”.

Il merito per la buona riuscita di queste manifestazioni si deve, grazie alla locale Associazione Pro Loco di quel tempo, tramite il valido sostegno del Comune di Termini Imerese. Ad amplificare la portata di siffatto evento termitano parteciparono anche le testate giornalistiche siciliane e un certo numero di quotidiani romani che in quell’anno posero l’attenzione a questa specifica edizione. 

La singolarità dell’evento, tale, da essere immortalato nella storia del Carnevale di Termini Imerese fu essenzialmente l’ottima qualità dei carri in sfilata, basti pensare che sarebbero stati fatti venire per il montaggio e la rifinitura dei carri, tecnici esterni; altro punto forte fu l’apparato coreografico con l’aggiunta di gruppi, serate danzanti, orchestrine, distribuzione di oggetti e cotillon da parte del Comitato e giochi d’artificio; cui si aggiunse l’imponente afflusso di turisti anche stranieri, giunti per l’occasione da ogni parte delle province vicine.

Questa in sintesi era relazione sul Carnevale cittadino di Termini Imerese, datata 1963 a firma del Presidente del Comitato, il Sindaco dott. Francesco Candioto e del Presidente dell’Associazione Turistica, Cav. Vito Salvo, Console di Spagna. 

La peculiarità di questa relazione che ha catturato la mia attenzione, è il breve testo inserito nel corpo di questo rapporto e che riporto qui di seguito ai lettori: …“le prestigiose maschere del “Nannu e Nanna” nacquero nella seconda metà del secolo scorso ad opera di un appassionato creatore di maschere carnevalesche, il quale, dopo avere ultimate due teste di vecchi, rivolgendosi alla moglie ed ai parenti che curiosavano, esclamò: “Taliati parinu u Nannu ca’ Nanna”. L’episodio si diffuse di bocca in bocca e le due maschere si imposero come simbolo di questa ricorrenza termitana”… La tradizione testé riferita ci induce a sottolineare che le due figure dei Nanni preesistevano alla realizzazione delle due maschere che si elevano a simbolo del Carnevale di Termini Imerese. 

In realtà si fece una sorta di gemellaggio tra Viareggio e Termini Imerese. I maestri viareggini giunti a Termini Imerese vollero che le nostre maestranze si cimentassero in un lavoro di prova, al fine di saggiarne le capacità.

Tra i vari cartapestai scelsero i più versatili ed estrosi che collaborarono poi alla realizzazione di un imponente carro dove campeggiava la sensuale figura di Marilyn Monroe. Tra gli artefici di questa vera e propria opera d’arte vogliamo qui ricordare il maestro Salvatore Contino, successivamente meglio noto con lo pseudonimo di Tinosa che ho avuto il piacere di conoscere e che mi ha dato ragguagli di prima mano sul mitico Carnevale del 1963. 

I maestri cartapestai di Viareggio, visto il buon esito della collaborazione con i colleghi Termitani, proposero loro una serie di stage nella Capitale indiscussa del Carnevale Italiano. Ma ciò purtroppo non ebbe seguito.

Si ringrazia per la foto il Cav. Antonino Indovina.

Giuseppe Longo

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Alle origini del Carnevale di Termini Imerese: la ‘Società del Carnovale’ (1876-1911)

Cefalunews, 9 novembre 2011

La più antica documentazione sul Carnevale termitano risale alla seconda metà del XIX sec; ciò è stato confermato dall'importante rinvenimento, di una ricevuta di pagamento datata (1876) e rilasciata dalla “Società del Carnovale” a Giuseppe Patiri (1846-1917) paletnologo, studioso di storia locale e di tradizioni popolari.

Il documento fu fortunosamente scoperto, alla fine del 1997, dallo scrivente, durante la laboriosa ricerca storica sul Carnevale, tra le innumerevoli testimonianze di storia locale raccolte nella casa del noto collezionista Francesco La Mantia, che mi onora della sua fraterna amicizia.

Il certificato fu reso noto al grande pubblico, per la prima volta in assoluto, durante l'inaugurazione dell'11 febbraio 1998, in occasione di un'esclusiva mostra dal titolo: “Un Carnevale antico”, patrocinata dall'allora presidente della Pro Loco di Termini Imerese, Gaetano Schifano.

La rassegna riunisce un nutrito corpus documentario costituito da: immagini fotografiche e filmati che abbracciano ininterrottamente un lungo arco di tempo compreso tra il 1950 e il 1990.

L'esposizione fu allestita presso gli ampi ed eleganti saloni del Circolo Margherita a Termini Imerese, prospettando sulla centralissima Piazza Duomo. Una rassegna delle immagini più rappresentative presenti in questa mostra è stata anche inserita nell'esposizione svoltasi nei locali del Museo Civico Baldassare Romano dal 14 al 24 febbraio dello stesso anno.

La mostra, “Maschere e mascheramenti in Sicilia dal '600 ad oggi”, fu fortemente voluta e magistralmente curata dalla professoressa Rosa Maria Dentici Buccellato, allora Assessore alla Cultura del Comune di Termini Imerese. Posto d'onore fu conferito al certificato sopracitato al quale si riconobbe il notevole valore del documento nella storia dell'antico Carnevale della cittadina imerese.

La denominazione “La Società del Carnevale”, conferma quindi l'esistenza di un'associazione per la promozione e l'organizzazione del Carnevale di Termini Imerese.

Allo stato attuale delle ricerche non siamo a conoscenza delle vicissitudini di questa benemerita Società. A tal proposito mi preme sottolineare, qui, per la prima volta, che detta Associazione nel 1906 era ancora in auge e manteneva l'originario epiteto di “Società del Carnovale”, che campeggia nel programma delle manifestazioni carnascialesche tenutasi proprio in quell'anno.

I festeggiamenti carnevaleschi ebbero un duplice scopo, oltre al divertimento anche l'elargizione di sostanziosi aiuti pecuniari. Infatti, con i soldi raccolti durante i festeggiamenti del Carnevale del 1906 si poté realizzare il grande salone dormitorio dell'Ospizio di Mendicità “Umberto I”. La lapide posta sul prospetto di quest'ex edificio riporta la seguente iscrizione:

OSPIZIO DI MENDICITA' UMBERTO I

COL CONTRIBUTO DELLA CARITA' CITTADINA

IL COMITATO DEL CARNEVALE

NEI LOCALI PIÙ AMPI

DAL 1904 AL 1907

MOSTRANDO

VIENI ACCOPPIAR SI POSSA

ALLA BENEFICIENZA IL DILETTO

Allo stato attuale delle ricerche non è noto quale ruolo avesse all'interno della “Società”, lo storico Giuseppe Patiri, ma lascia pensare parecchio la prossimità tra la sua data di morte (1917) e l'anno di inaugurazione del già citato dormitorio dell 'ospizio comunale di mendicità (1911).

Figura distintiva del Carnevale siciliano e di Termini Imerese

La figura del Nannu è unanimemente considerata la personificazione dello stesso Carnevale e rappresenta la maschera principale, che, ignara del suo destino, è sottoposta, alla mezzanotte dell'ultimo martedì grasso, al rituale del rogo. Ovverosia l'evento propiziatorio in retaggio di un antico rito pagano.

Il Nannu di Termini Imerese è rappresentato sotto forma di un simpatico vecchietto arzillo dal carattere giovanile. Indossa una giacca damascata, un panciotto, dei calzoni, delle scarpe e un bastone da passeggio da utilizzare nei piccoli locali borghesi. Il vegliardo acclamato dalla folla, risponde allegramente e, talvolta, saluta cordialmente agitando in mano un fazzoletto oppure mostrando alla folla dei bei rossicci ravanelli o una pianta di finocchio, ovvero una corda di salcicce.

L'etnologo siciliano Giuseppe Pitrè (1841-1916), nella sua opera “Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano” (edita a Palermo nel 1889) ebbe così a scrivere sul personaggio di Nannu:

«…Ordinariamente lo si immagina e rappresenta come un vecchio fantoccio di cenci, goffo ed allegro; vestito dal capo ai piedi con berretto, colletto e cravattone, soprabito, panciotto, brache, scarpe. Lo si adagia ad una seggiola con le mani in croce sul ventre, innanzi le case, ad un balcone, ad una finestra, appoggiato ad una ringhiera, affacciato ad una loggia; ovvero lo si mena attorno. Più comunemente è una maschera vivente, che sur un carro, sur un asino, una scala, una sedia, va in giro accompagnato e seguito dal popolino, che sbraita, urla fischia prendendosi a gomitate… ».

La maschera della Nanna che oggi sopravvive solo a Termini Imerese, era un tempo presente anche a Palermo. La suddetta maschera termitana, oggi ha la caratteristica peculiare di essere unica nel contesto carnascialesco siciliano. Questa figura, vera e propria alter ego femminile di Nannu, potrebbe avere un legame con antichi culti legati alla fertilità.

Questa interpretazione sembrerebbe, per certi versi, essere confermata da quanto ebbe a scrivere il Pitrè. Questo studioso, infatti, associa la figura della Nanna alla presenza di un ulteriore personaggio carnevalesco, un infante che la donna reca in braccio.

La Nanna di Termini Imerese è rappresentata sotto forma di una vecchia alta e magra che porta in testa un ampio cappello e indossa una veste rossa con motivi ricamati.

In compagnia del Nannu, nella sfilata, si muove con la mano un grande fiore… Un bel broccolo intrecciato con coloratissimi ravanelli dategli in segno di benevolenza dallo stesso Nannu. Essa accompagna sempre il Nannu durante le cerimonie carnascialesche. Diverse sono le opinioni sulla rilevanza e originalità di questo dualismo Nannu - Nanna.

Il Pitrè ritiene la Nanna una figura affiancata a quella del Nannu solo in tempi relativamente recenti:

“…non è raro l'avvenirsi in un'altra maschera di donna, con un bambino in fasce, a cui si imbocchi la pappa. In questo bambino bisogna riconoscere il figlio del Nannu, e nella donna la moglie del Nannu, ma sono dei fatti isolati, capricciosi e non tradizionali…” . Ed egli, infine, conclude scrivendo “…e come han creato una Nanna, moglie del Nannu, creazione di cattivo gusto, che in Sicilia non ha nessun fondamento…” .

Di tutt'altro parere è Paolo Toschi (1893-1974) che nel suo libro “Le origini del teatro italiano” (edito a Torino nel 1955) ricorda invece la diffusione in ambito nazionale del personaggio femminile affiancante il Nannu.

Vale la pena di riportare quanto egli scrisse in proposito: “…Ma, in Sicilia, non dobbiamo trascurare, accanto alla figura del Nannu, quella della Nanna, moglie del Carnevale, col relativo bambino in fasce: ancora nel 1870 il programma delle feste della Società del Carnevale di Palermo si apre con questo numero:

« Primo giorno. Sabato 7 febbraio. Arrivo del Nannu. Alle dodici la Nanna si recherà in gran pompa per il Corso Vittorio Emanuele all'incontro con la Nanna. Nell'entrata trionfale di Porta Felice: apertura della Gran Beneficiata popolare presieduta da Nannu e dalla Nanna». Un personaggio femminile simile esisteva, secondo il Pitrè, anche in Sardegna. L'amico lettore ci perdona questa lunga rassegna di brutte vecchie maleodoranti di cipolle e baccalà. Ma ciò era necessario per diverse ragioni. Moglie, antagonista o alter ego femminile del Carnevale, la Vecchia ha un'importanza non minore del Carnevale stesso… ».

Infine, il Toschi così riporta in una nota a piè di pagina:

« Il Pitrè riteneva la figura della Nanna come innovazione recente e fatta isolata, non tradizionale, ma forse in questo caso sbagliava, perché l'uso si presentava su vasta area ».

Resta quindi, ancora da sviscerare nel suo complesso substrato etnoantropologico, l'origine e l'estensione areale del dualismo Nannu-Nanna nel Carnevale italiano.

Unica sopravvivenza siciliana della Nanna, rimane, senza ombra di dubbio, quella del Carnevale di Termini Imerese. Quest'ultimo, acquisisce una fisionomia e una struttura organizzativa almeno dal 1876.

Inizia dalla scoperta del sopracitato reperto cartaceo ritrovato, la storia tangibile del Carnevale di Termini Imerese, le altre vicende, reali o probabili, che avremo modo di approfondire in futuro, non fanno altro che da ornamento a questa importante scoperta e alla cerimonia di apertura che accompagna la stagione carnevalesca.

Giuseppe Longo 

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Gli albori del Carnevale di Termini Imerese La “Società del Carnovale”

Sicilia Tempo anno XLVIII n.470, 2010

A dodici anni dalla scoperta delle quattro ricevute di pagamento (con una quota mensile di lire una) rilasciate rispettivamente nei mesi: gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio dell'anno 1876, dalla “Società del Carnovale” al termitano Giuseppe Patiri, studioso di tradizioni popolari, viene confermata l'esistenza di un Comitato per la organizzazione della manifestazione folkloristica che operò, con alterne vicende, almeno sino al 1911.

La più antica documentazione sul Carnevale risale alla seconda metà del XIX sec; ciò è stato confermato dall'importante rinvenimento delle quattro ricevute di pagamento: gennaio-febbraio, marzo, aprile e maggio (1876) e rilasciate dalla “Società del Carnovale” a Giuseppe Patiri (1846-1917) paletnologo, studioso di storia locale e di tradizioni popolari.

I documenti furono fortunatamente scoperti alla fine del 1997 dallo scrivente, durante la laboriosa ricerca storica sul Carnevale, tra le innumerevoli testimonianze di storia locale raccolte nella casa del noto collezionista Francesco La Mantia, che mi onora della sua fraterna amicizia.

Il più antico certificato (gennaio-febbraio 1876) fu reso noto al grande pubblico, per la prima volta in assoluto, durante il vernissage del 11 febbraio 1998, in occasione di un'esaustiva mostra dal titolo: “Un Carnevale antico”, curata dallo scrivente, patrocinatore l'allora presidente della Pro Loco di Termini Imerese, Gaetano Schifano.

La rassegna riunì un nutrito corpus documentario costituito da: immagini fotografiche e filmati che abbracciarono ininterrottamente un lungo arco di tempo compreso fra il 1950 e il 1990. L'esposizione fu allestita presso gli ampi ed eleganti saloni del Circolo Margherita a Termini Imerese, prospettanti sulla centralissima Piazza Duomo.

Una rassegna delle immagini più rappresentative facenti parte di questa mostra è stata anche inserita nell'esposizione svoltasi nei locali del Museo Civico Baldassare Romano dal 14 al 24 febbraio dello stesso anno.

La mostra, “Maschere e mascheramenti in Sicilia dal '600 ad oggi”, fu fortemente voluta e magistralmente curata dalla professoressa Rosa Maria Dentici Buccellato, allora Assessore alla Cultura del Comune di Termini Imerese. Posto d'onore fu conferito al certificato rilasciato il 1° gennaio 1876.

La data di emissione, cioè il Capodanno del 1876, induce a ritenere che la “Società del Carnovale”, doveva esistere almeno già nell'anno precedente, cioè nel 1875. Il grande pubblico riconobbe unanimamente il notevole valore del documento nella storia dell'antico Carnevale della cittadina imerese. La denominazione “La Società del Carnovale”, conferma quindi l'esistenza di un'associazione per la promozione e l'organizzazione del Carnevale di Termini Imerese.

Allo stato attuale delle ricerche non siamo a conoscenza delle vicissitudini di questa benemerita Società. A tal proposito mi preme sottolineare che, per la prima volta, che detta Associazione nel 1906 era ancora in vita e manteneva l'originario epilogo di “Società del Carnovale”, che campeggiava nel programma delle manifestazioni carnascialesche tenutesi proprio in quell'anno.

I festeggiamenti carnevaleschi ebbero un duplice proposito: oltre al divertimento anche l'elargizione di sostanziosi aiuti pecuniari. Infatti, con i ricavati del Carnevale del 1906 si potrà realizzare il grande salone dormitorio dell'Ospizio di Mendicità “Umberto I”.

La lapide posta sul prospetto di quest'ex edificio riporta la seguente iscrizione:

COL CONTRIBUTO DELLA CARITA' CITTADINA

IL COMITATO DEL CARNEVALE

NE AMPLIO' I LOCALI

DAL 1904 AL 1907

MOSTRANDO

VIENI ACCOPPIAR SI POSSA

ALLA BENEFICENZA IL DILETTO

Non è chiaro quale ruolo avesse, all'interno della “Società”, lo storico Giuseppe Patiri, ma lascia pensare parecchio la prossimità tra la sua data di morte (1917) e l'anno di inaugurazione del dormitorio dell'ospizio comunale di mendicità ( 1911).

La figura del Nannu è unanimemente considerata la personificazione dello stesso Carnevale e rappresenta la maschera principale, che, ignara del suo destino, è sottoposta, alla mezzanotte dell'ultimo martedì grasso, al rituale del rogo. Ovverosia l'evento propiziatorio in retaggio di un antico rito pagano.

Il Nannu di Termini Imerese è rappresentato sotto forma di un simpatico vecchietto arzillo dal carattere gioviale. Veste una giacca damascata, panciotto, calzoni, scarpe e bastone da passeggio vengono in uso nella piccola borghesia locale.

Il vegliardo, acclamato dalla folla, risponde allegramente e, talvolta, saluta cordialmente agitando in mano un fazzoletto oppure mostra alla folla dei bei rossicci ravanelli o una pianta di finocchio, oppure una corda di salcicce. L'etnologo siciliano Giuseppe Pitrè (1841-1916), nella sua opera “Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo ebbe così a scrivere sul personaggio del Nannu:

“…Ordinariamente lo si immagina e rappresenta come un vecchio fantoccio di cenci, goffo ed allegro; vestito dal capo ai piedi con berretto, colletto e cravattone, soprabito, panciotto, brache, scarpe. Lo si adagia ad una seggiola con le mani in croce sul ventre, innanzi le case, ad un balcone, ad una finestra, appoggiato ad una ringhiera, affacciato ad una loggia; ovvero lo si mena attorno. Più comunemente è una maschera vivente, che sur un carro, sur un asino, una scala, una sedia, va in giro accompagnato e seguito dal popolino, che sbraita, urla, fischia prendendosi a gomitate… ”.

La maschera della Nanna, che oggi sopravvive solo a Termini Imerese, era un tempo presente anche a Palermo. La suddetta maschera termitana ha la caratteristica peculiare di essere unica nel contesto carnascialesco siciliano. Questa figura, vera e propria alter ego femminile del Nannu, potrebbe avere un legame con antichi culti legati alla fertilità.

Questa interpretazione sembrerebbe, per certi versi, essere confermata da quanto ebbe a scrivere il Pitrè, il quale, infatti, associa la figura della Nanna alla presenza di un ulteriore personaggio carnevalesco, un infante che la donna reca in braccio.

La Nanna di Termini Imerese è rappresentata sotto forma di una vecchia alta e magra che porta in testa un ampio cappello e indossa una veste rossa con motivi ricamati.

In compagnia del Nannu, nella sfilata, muove con la mano un grande fiore… un bel broccolo intrecciato con coloratissimi ravanelli dategli in segno di benevolenza dallo stesso Nannu.

Essa accompagna sempre il Nannu durante le cerimonie carnascialesche. Diverse sono le opinioni sulla rilevanza e l'originalità di questo dualismo Nannu - Nanna.

Il Pitrè ritiene la Nanna una figura affiancata a quella del Nannu solo in tempi relativamente recenti:

“…non è raro l'avvenirsi in un'altra maschera di donna, con un bambino in fasce, a cui si imbocchi la pappa. In questo bambino bisogna riconoscere il figlio del Nannu, e nella donna la moglie del Nannu, ma sono dei fatti isolati, capricciosi e non tradizionali…”. Ed egli, infine, conclude scrivendo “…e come han creato una Nanna, moglie del Nannu, creazione di cattivo gusto, che in Sicilia non ha nessun fondamento… ”.

Di tutt'altro parere è Paolo Toschi (1893-1974) che nel suo libro “Le origini del teatro italiano” (edito a Torino nel 1955) ricorda invece la diffusione in ambito nazionale del personaggio femminile affiancante il Nannu.

Vale la pena di riferire quanto egli scrisse a proposito:

“…Ma, in Sicilia, non dobbiamo trascurare, accanto alla figura del Nannu, quella della Nanna, moglie del Carnevale, col relativo bambino in fasce: ancora nel 1870 il programma delle feste della Società del Carnevale di Palermo si apre con questo numero: «Primo giorno. Sabato 7 febbraio. Arrivo del Nannu. Alle dodici la Nanna si recherà in gran pompa per il Corso Vittorio Emanuele all'incontro con la Nanna. Nell'entrata trionfale di Porta Felice: apertura della Gran Beneficiata popolare presieduta da Nannu e dalla Nanna». Un personaggio femminile simile esisteva, secondo il Pitrè, anche in Sardegna. L'amico lettore ci perdona questa lunga rassegna di brutte vecchie maleodoranti di cipolle e baccalà. Ma ciò era necessario per diverse ragioni. Moglie, antagonista o alter ego femminile del Carnevale, la Vecchia ha un’importanza non minore del Carnevale stesso…” .

Infine, il Toschi così riporta in una nota a piè di pagina: “ Il Pitrè riteneva la figura della Nanna come innovazione recente e fatta isolata, non tradizionale, ma forse in questo caso sbagliava, perché l'uso si presentava su vasta area ”.

Resta, quindi, ancora da sviscerare nel suo complesso substrato etnoantropologico, l'origine e l'estensione areale del dualismo Nannu-Nanna nel Carnevale italiano. Unica sopravvivenza siciliana della Nanna, rimane, senza ombra di dubbio, quella del Carnevale di Termini Imerese.

Quest'ultimo, acquisisce una fisionomia e una struttura organizzativa almeno dal 1876. Inizia dalla scoperta del sopracitato reperto cartaceo ritrovato, la storia tangibile del Carnevale di Termini Imerese.

Le altre vicende, reali o probabili, che avremo modo di approfondire in futuro, non fanno altro che ornare questa straordinaria scoperta e la fantasmagorica cerimonia di apertura che accompagna la stagione carnevalesca.

Foto a corredo dell'articolo:

Ricevuta di pagamento (1876) rilasciata dalla primigenia “Società del Carnovale” a Giuseppe Patiri (1846-1917) paletnologo, studioso di storia locale e di tradizioni popolari.

Bibliografia:

Articolo pubblicato da Giuseppe Longo su Sicilia Tempo anno XLVIII n.470, 2010.

I "Nanni" dei carnevale di Palermo e Termini Imerese.

Il Carnevale di Termini Imerese, uno dei più antichi d'Italia, ed erede diretto dell'antico Carnevale di Palermo

I "Nanni" dei carnevali di Palermo e Termini Imerese.

Nelle foto da sinistra:

Carnevale di Palermo 1906, carro dei "Nanni" di Arturo Lancellotti, “Feste tradizionali.

Al centro:

Carnevale di Palermo 1931 carro dei “Nanni” dal giornale L'Ora, 13 febbraio.

Carnevale di Palermo, carro dei Nanni (anni 30' del XX secolo). Ph. Rosario La Duca;

L'ultimo a destra Carnevale di Termini Imerese, carro dei Nanni (anni '30 del XX secolo).


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