«La più importante festa folkloristica di Termini Imerese è quella del
Carnevale, che ha origini molto antiche e si ricollega a riti propiziatori ed a
baccanali pagani, che una volta precedevano la Quaresima. I riti dionisiaci
sono più che presenti e ne costituiscono il motivo essenziale. In Termini
Imerese, il Carnevale è anche simboleggiato nella figura della Nanna,
contrariamente a quanto avviene nel resto della Sicilia, in cui la figura
centrale è soltanto il Nannu. Mentre questi può identificarsi con il Carnevale
stesso che viene bruciato appunto alla mezzanotte di martedì precedente le
ceneri per significare il subentrare della Quaresima, la Nanna viene
identificata da alcuni come la Quaresima mentre per gli altri rappresenta il
simbolo dell’abbondanza e della propiziazione per la futura primavera.
Il
Nannu finisce nel rogo quasi a significare che il tempo dell’allegria è passato
e subentra quello della penitenza. Ma se la Nanna di Termini può simboleggiare
il dolore e la penitenza della Quaresima, essa più si avvicina alla figura
propiziatoria, che si riscontra in altre feste popolari come la Befana o la
“Vecchia” delle Madonie, che alla fine dell’anno lascia doni propiziatori per
l’anno nuovo.
La
Nanna di Termini Imerese può quindi rappresentare nello stesso tempo il simbolo
della penitenza e della propiziazione, e non è improbabile che in origine sia
stata l’una e l’altra. Essa accompagna
il Nannu nelle festose baldorie di coriandoli, stelle filanti, confetti e
caramelle che durante il percorso vengono dai carri gettati alla folla.
Il
periodo che precede il Carnevale è caratterizzato da una serie di scherzi che i
ragazzi vestendosi in maschera fanno per le strade; si armano di petardi
(assicuta fimmini) e il loro bersaglio preferito sono le ragazze. In questo
periodo anche la cucina ha le sue ricette particolari come i “maccaruna cu
sucu” conditi con carne di maiale e salsiccia; i dolci caratteristici quali i
cannola ripieni con crema di latte o di ricotta e i ravioli. Ma ciò che fa del
Carnevale di Termini Imerese uno dei Carnevali più famosi della nostra Isola
sono le “carrozzate”; ogni anno le varie maestranze cominciano a lavorare già
quattro mesi prima ottenendo come risultato come risultato carri rappresentanti
le tematiche e i personaggi del tempo.
Il
corteo risulta costituito da carrozzate che precedono il carro del Nannu e
della Nanna che sono i due protagonisti della festa del Carnevale. Entrambi
hanno una maschera fissa che due persone vestono facendo le loro veci. Il Nannu
è un vecchio allegro e rubicondo con una giacca damascata azzurra a frange, una
cravatta a fiocchi, panciotto, calzoni, calzettoni bianchi, scarpe e bastone;
con la mano sinistra agita un fazzoletto rosso salutando allegramente la folla.
La
Nanna è una vecchia alta, magra e allampata con un cappello ricco di trine, una
veste azzurra damascata tutta fronzoli e merletti.
Il
Carnevale comincia la domenica precedente le Ceneri a termini bassa (in Corso
Umberto e Margherita) dove hanno luogo per la prima volta le sfilate dei carri
allegorici che costituiscono una particolare attività delle maestranze locali
le quali gareggiano per assicurarsi il 1° premio. L’ultimo giorno del
Carnevale, ovvero il martedì, ha luogo a Termini alta con spari di mortaretti
verso la mezzanotte e il rogo del nonno.
Il
corteo carnevalesco, formato dai pupazzi appiedati molti dei quali sono gruppi
spontanei folkloristici che rappresentano una tematica ben precisa e dai carri
allegorici, attende l’arrivo dei “Nanni” che dopo un finto viaggio arrivano con
un treno speciale alla stazione ferroviaria o al porto con un bastimento. Per
le carrozzate di Termini alta si fanno, invece, provenire da Caccamo in
automobile. Appena arrivati i “Nanni” prendono il posto d’onore su un carro
festosamente addobbato (in genere rappresentato da una carrozza trainata da cavalli
stile Settecento) e preceduti dal corteo tumultuoso e folleggiante delle
maschere, e quindi fanno trionfalmente il loro ingresso in città.
La
sfilata da alcuni anni avviene solo lungo i due corsi principali della città
(per Termini bassa tale percorso è rappresentato dal corso Umberto e Margherita
per Termini alta invece dal corso Vittorio Amedeo e via Mazzini) dal momento
che l’altezza e l’ampiezza dei carri è tale da doversi preventivamente spostare
i fili della luce elettrica per farli passare. Ve ne sono alcuni alti più di
sei metri. Qualche volta si tratta di autocarri di legno ancora più ampi
costruiti a quattro o più ruote e trainati da trattori. Una folla tripudiante
dalle vie, dai balconi fa da cornice scenografica a questa suggestiva sfilata
di maschere.
Il
popolo non è solo spettatore ma attore. Chiunque si sente in vena di lanciare
coriandoli e di riceverne. Ragazzi e ragazze con maschere, cappelli di carta,
abiti settecenteschi, girano come forsennati tra la folla e urtando, spingendo,
assordano con trombette e fanno un fracasso indiavolato, scherzi e burla tutto
in nome dell’allegria e della spensieratezza.
L’ultimo
carro della sfilata è quello dei “nanni”. Viene dietro una turba di ragazzi
bramosi di afferrare qualche pacco di confetti che il nonno, la nonna ed alcuni
nipoti vestiti da “lacchè” lanciano continuamente sui balconi e tra la folla
assieme a fiori e coriandoli. Anche i carri che precedono lanciano fiori e
coriandoli. Allegro e sorridente il Nannu intanto saluta tutti agitando le
braccia e il gran fazzoletto, e muovendo un po’ dappertutto il suo solenne
testone, manda baci con la mano alle “belle nipotine” che lo salutano dai
balconi.
La
cara “nonnina” fa lo stesso agitando nella mano un grosso fiore, o un fine
fazzoletto di trina.
Il
fiore è un bel fiore di broccolo intrecciato con rubicondi ravanelli che prima
il caro sposo le aveva dato in segno del suo affetto.
La
sfilata del martedì si conclude in Piazza del Municipio, e qui dal palazzo del
Municipio si annunzia con i microfoni sul palco l’assegnazione dei premi ai
carri migliori classificati. Mentre la folla attende impaziente, sul palco
allestito per l’occasione, si esibiscono i gruppi folkloristici in balli,
canti, in una fantasmagorica di colori e luci.
Il
Nannu ha le ore contate. Ma prima di morire vuol far leggere il suo testamento
con il quale egli lascia i “nipoti” eredi universali di tutti i suoi beni.
Lascia
la bilancia ai macellai perché pesino giusta la carne, il piccone al Municipio
perché si decida ad aggiustare quella tale strada dove il “povero” Nannu,
passando, si stava rompendo l’osso del collo.
Il
testamento è un’ottima occasione per mettere alla berlina senza misericordia
istituzioni e persone del paese alludendo a difetti e manchevolezze, criticando
con libertà vizi e sorprusi, cosa che in altre occasioni non sarebbe stato
possibile.
Fino
a pochi anni addietro si facevano allusioni anche a singole persone, mettendo
fuori, come si suol dire, i panni sporchi, rivelandone in pubblico colpe e
difetti.
Lo
sbandierare i difetti e gli affari intimi dei concittadini causava però
incresciosi episodi,, per cui venne proibito fare riferimento a fatti personali
privati, e quindi si passò ad una satira controllata che colpiva singole
categorie sociali come assessori comunali, medici, avvocati, negozianti. Oggi è
stata abbandonata la tradizione di redigere il testamento del Nannu, che
costituiva la parte centrale e conclusiva del Carnevale, però nel 1989 la
tradizione è stata nuovamente ripresa.
La
lettura del testamento viene fatta nella stessa Piazza del Municipio da un uomo
che fa le veci del “Nannu”, il quale nel testamento parla in prima persona.
Dopo di che per il “Nannu” del Carnevale si appressa alla fine: al tramonto un
fantoccio che lo rappresenta sarà bruciato nella setssa piazza; le sue fiamme
rischiareranno per un po’ la facciata della CATTEDRALE E GLI EDIFICI
CIRCOSTANTI DOPO TUTTO SI SPEGNE E IL CARNEVALE E’ MORTO. Ma la festa non
finisce così perché fino a tarda notte si continua a ballare, a suonare e scherzare.
Gli elementi essenziali del Carnevale sono 4; il Nannu, la sfilata delle
maschere, il Testamento del Nannu. Questi quattro elementi servo a testimoniare
il carattere originale del Carnevale, che come ha messo in luce il Toschi trova
la sua origine in antichi riti pagani di rinnovamento.
Il
Nannu è il protagonista fondamentale, colui che in Sicilia personifica il
Carnevale stesso. Nel significato originario il Carnevale non è altro che
l’anno che muore e con lui se ne va tutto ciò che è “vecchio e malato”. Ecco
perché in Sicilia esso è personificato nella figura del Nannu, infatti nella
mentalità primitiva e popolare opera l’idea che si può eliminare il male
trasferendolo sopra un oggetto, sopra una bestia, sopra una persona ed anzi
concentrando tutti i mali della comunità, così basta sopprimere questo
personaggio in cui si sono accumulati i mali di tutti e il popolo diventa puro
e sano.
Il
vecchio nonno che viene ucciso è è dunque quello che per i romani era Veturio
Mamurio, i re dei Saturnali il vecchio di dei raccolti, che veniva scacciato
perché ormai non più valido per la crescita dei nuovi. Accanto a questo
personaggio troviamo la Nanna.
Essa
non rappresenta la Quaresima bensì la moglie del Nanno. Quindi nessun contrasto
avviene a Termini tra questi due personaggio che anzi vanno d’accordo e si
fanno anche carezze. Il PITRE’ considera la maschera della Nanna come un fatto
isolato, capriccioso, creazione di cattivo gusto che in Sicilia non ha nessun
fondamento. Tuttavia la Nanna, è anche intesa come Quaresima, per cui resta
sempre una figura estranea allo spirito originario del Carnevale stesso.
Se
il Carnevale è infatti nel suo significato originario un rito di rinnovamento,
la Quaresima invece, sinonimo di morte, è identificabile come un arresto delle
forze vitali e quindi contrario al carattere originario del Carnevale inteso
come rito propiziatorio. E’ ai primi del 1900 che dobbiamo far risalire la
storia del Carnevale termitano intesa come manifestazione organizzata e diretta
da un comitato.
Il
primo comitato organizzativo sorse a Termini nel 1911, ma già alcuni anni prima
varie maestranze costruivano carri di una di una certa portata con programmi
abbastanza nutri di numero. Scopo di tali festeggiamenti era la beneficenza,
infatti con i ricavati del Carnevale del 1906 (il cui programma porta come
titolo: Società del Carnevale anno 3°) si potè allestire in Termini il grande
salone dormitorio dell’Ospizio di mendicità “Umberto I°”. Da allora il Carnevale
di Termini ha fatto molta strada, ed oggi è una delle più belle manifestazioni
del genere che si fanno in Sicilia.
Il
Carnevale odierno è molto cambiato quindi rispetto al passato. Infatti si
viveva l’esplosione della festa carnevalesca con incontri serali (in
particolare “i sabatini”) che precedevano la settimana di carnevale. Le
maschere, allora andavano in giro, bussavano alla porta da dove veniva fuori un
suono, l’accompagnatore si presentava, si chiedeva un ballo, poi una manciata
di coriandoli, qualche semplice scherzo e, via alla ricerca di un altro luogo,
di altra casa. Il primo vero appuntamento era il “giovedì grasso” che si
santificava con i “maccarruna na maidda”, che la nonna e la mamma preparavano
con i “busi” qualche giorno prima per “annegare”, poi, tutto in un succoso
ragù. Era allora il periodo “romantico” del nostro Carnevale, che esplodeva
gioioso e pazzo. Ai vecchi “carnavalari” si sono aggiunti, da alcuni anni, le
giovani maestranze. Loro hanno appreso i segreti di modellare la creta e
lavorare la cartapesta. Grazie a loro, la satira, dopo mesi di lungo e intenso
lavoro prende corpo e consistenza. Qui il Carnevale è cultura, storia,
leggenda, satira, fantasia, folklore, allegria, musica, colore, tradizione
popolare e rito».
Note:
(1)
Giuseppe Longo, Gli albori del Carnevale di Termini Imerese La “Società del
Carnovale, Sicilia Tempo anno XLVIII n.470, 2010
(2)
Giuseppe Longo 2017, Le maschere carnascialesche di Termini Imerese, antico
retaggio del Carnevale di Palermo, Cefalunews, 23 aprile.
(3)
Giuseppe Longo 2015, Una coppia alla moda: U' Nannu e A' Nanna, Cefalunews, 2 novembre.
(4)
Giuseppe Longo 2019, La rivincita della “vera” storia del Carnevale Termitano,
Cefalunews, 19 gennaio.
(5)
Giuseppe Longo 2023, Il nuovo imperativo del 2023: buttiamo un quarantennio di
fake news sul Carnevale di Termini Imerese! Cefalunews, 11 gennaio.
(6)
Giuseppe
Longo 2025, Termini Imerese: il 27 febbraio spegneremo 149 candeline per il
nostro Carnevale, 24 gennaio.
(7)
Giuseppe
Longo 2024, Usanze e costumi del tempo che fu: Termini Imerese e i ponti
succedanei, denominati da lavata râ lana e i “Nanni” di Carnevale, Giornale del
Mediterraneo, 1 agosto.
(8)
Giuseppe Longo 2024, Termini Imerese, “U’ ponti da lavata râ lana” per
antonomasia ed i nostalgici Nanni di Carnevale di un tempo, Giornale del
Mediterraneo, 18 luglio.
(9) Giuseppe Longo 2020, I Nanni del
Carnevale di Termini Imerese a diporto alla “lavata râ lana”, Cefalunews, 29
aprile.
Bibliografia
consultata dalla Cooperativa “Recupero e Tutela” di Termini Imerese
Luigi Ricotta, Aspetti del
folklore di Termini Imerese. Tesi di Laurea 1956-57, Palermo.
G. Giacomazzi & G.
Corrieri, Paesi di Sicilia, Termini Imerese, Istituto Bibliografico Siciliano.
Opuscoli del Carnevale
1989.
Giuseppe Pitrè, Usi e Costumi,
Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano, Firenze 1939, vol. I
P. Toschi, Inserto al
folklore siciliano (italiano), vol. I
Bibliografia e sitografia:
Giuseppe
Pitrè, “Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo
Siciliano”. Volume I, Palermo, 1889.
Giuseppe
Navarra, Termini com’era GASM, 352 pp. 2000.
Luigi
Ricotta - Aspetti del folklore di Termini Imerese, Università
degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere, Relatore prof. Giuseppe Cocchiara,
A.A. 1956-57, Tesi di Laurea inedita, 268 p.
G. Giacomazzi & G. Corrieri, Termini Imerese Collana Paesi di Sicilia, IBIS, 78 p.
1965.
Giuseppe
Longo 2012, Intervista al prof. Luigi Ricotta sul Carnevale
di Termini Imerese, MadonieLive, 17 settembre.
Giuseppe
Longo 2012, Giuseppe Navarra e il Carnevale di Termini
Imerese, Giornale del Mediterraneo, 20 settembre.
Giuseppe
Longo 2018, Il quartiere fuori Porta Palermo e l’infondata
“leggenda” dell’origine del Carnevale di Termini Imerese, Cefalunews, 24
agosto.
Giuseppe
Longo 2019, Riflessioni sulla festa carnascialesca di
Termini Imerese l’erede indiscussa dell’antico Carnevale di Palermo, Cefalunews, 4 febbraio.
Giuseppe
Longo 2017, Il Carnevale di Termini Imerese non è il più
antico di Sicilia, Cefalunews, 6 marzo.
Giuseppe
Longo 2018, Il binomio Palermo-Termini, tra porte civiche,
manifestazioni carnascialesche e “gustose” leggende metropolitane, Cefalunews,
22 dicembre.
Giuseppe
Longo 2021, Carnevale antico di Termini Imerese sin dal
1876, Cefalunews, 1 febbraio.
Giuseppe
Longo, Appello per rilanciare la figura di Giuseppe Patiri,
referente di Giuseppe Pitrè a Termini Imerese ed epigono del carnevale
cittadino, Cefalunews, 25 febbraio 2021.
Giuseppe
Longo 2022, QUANDO FINIRÀ LA TELENOVELA DEI NAPOLITI
PRESUNTI PADRI FONDATORI DEL CARNEVALE TERMITANO ? Cefalunews, 24 febbraio.
Giuseppe
Longo 2023, Carnevale di Termini Imerese: la fiaba obsoleta
dei Napoliti, con una nostra retrodatazione all’Epigravettiano superiore,
Cefalunews, 25 gennaio.
Giuseppe
Longo 2024, Le iniziative del Giornale di Sicilia e della
Gazzetta del Sud. E il nostro ricordo su Giuseppe Pitrè e Giuseppe Patiri,
Giornale del Mediterraneo, 30 novembre.
Foto
di copertina: Carnevale di Termini Imerese, anni
Sessanta del XX sec. Foto di proprietà del compianto Cav. Antonino Indovina.
Foto a corredo dell'articolo:
I "Nanni" dei
carnevali di Palermo e Termini Imerese.
Nelle foto da sinistra:
Carnevale di Palermo 1906,
carro dei "Nanni" da Arturo Lancellotti, “Feste tradizionali.
Al centro:
Carnevale di Palermo 1931
carro dei “Nanni” dal giornale L’Ora, 13 febbraio.
Carnevale di Palermo,
carro dei Nanni (anni 30’ del XX secolo). Ph. Rosario La Duca.
L'ultima a destra
Carnevale di Termini Imerese, carro dei Nanni (anni '30 del XX secolo).
Collezione privata.
Carnevale di Termini
Imerese anni Settanta.
Carnevale di Termini
Imerese, anni Settanta. Palazzo Comunale, i “Nanni”, lettura del Testamento.
Lapide posta sul prospetto
di questo ex dell’Ospizio di Mendicità “Umberto I”. Ph. Antonio Annibale.
“COL CONTRIBUTO DELLA
CARITA’ CITTADINA / IL COMITATO DEL CARNEVALE / NE AMPLIO’ I LOCALI / DAL 1904
AL 1907 / MOSTRANDO / COME ACCOPPIAR SI POSSA / ALLA BENEFICENZA IL DILETTO”.
Giuseppe Longo
www.gdmed.it